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Storia
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Il Gargano è situato geograficamente in posizione molto vantaggiosa,
perchè è al centro dell'Italia, quindi facilmente raggiungibile con la propria
auto, vicino anche ai paesi del nord Europa. E' una delle mete più belle e
più ambite, a costi ancora molto contenuti.
Come arrivare alle villette
Maresol
: Indicazioni per i clienti che arrivano da nord
e dalla strada statale 89, l'interna da Mattinata .
Il Gargano è
situato geograficamente in posizione molto vantaggiosa, perchè è al
centro dell'Italia, quindi facilmente raggiungibile con la propria auto, vicino anche ai paesi del nord Europa. E' una delle mete più belle e
più ambite, a costi ancora molto contenuti.
V I E S T E
Vieste, località delle Puglie in provincia di Foggia, sorge sul promontorio all' estremità orientale del Gargano.Antica Apenesta, centro greco-romano, fu più volte sottoposta tra i secoli XV e XVII ai saccheggi saraceni.L'antico nucleo ha conservato attraverso i secoli il tessuto viario dell'alto medioevo con tortuose vie a sali scendi.Nella sua parte più alta si trovano ancora la Cattedrale e il poderoso castello innalzato nel 1220 da Federico II di Svevia che proseguiva in tal modo le direttive, anche politiche, del nonno Federico Barbarossa.Tutto il territorio del comune di Vieste è ancora coperto in massi e parte da boschi di macchia mediterranea utilizzati a pascolo, mentre il suo mare limpido ed azzurro è un forte richiamo per il turismo internazionale.L'elemento più importante dello stemma della città di Vieste è il leone rampante.Il leone è rivolto a sinistra proteso, con la spada impugnata nella zampa anteriore destra come se incitasse e spronasse verso la conquista.Con le zampe posteriori invece, calpesta un arco con la freccia inserita, quasi a voler definitivamente cancellare lo scampato pericolo. Il vero significato dello stemma si perde tra i lontani avvenimenti della storia cittadina anche se il leone compare quale ornamento e testimonianza in molti vecchi edifici pubblici.
Vieste è
delimitata da due lunghe spiagge sabbiose, ed è meta ambita dei
turisti provenienti da tutte le parti d'Europa. Nella parte piana della
penisoletta si estende il quartiere ottocentesco e moderno, mentre sul dosso
roccioso è arroccato il pittoresco centro storico, tipico del periodo medievale,
caratterizzato da strade strette e non allineate, le cui abitazioni con le
tipiche scalinate esterne (mignali) sono unite di tanto in tanto da esili archi
di contrafforte.
Ha una popolazione di oltre 13 mila abitanti, che nella gran parte dell'anno si
dedica alle attività agricole e marinare. A partire dal 1963, il turismo
internazionale ha avuto un grande impulso e, lungo tutta la fascia costiera, in
cui si alternano ampie spiaggie e cale silenziose, sono sorti numerosi campeggi
ed alberghi, che accolgono migliaia di villeggianti, e offrono loro una serena e
salutare vacanza. Inoltre, il territorio, molto avanzato nel mare e soggetto a
tutti i venti, concede agli amanti del windsurf, la gioia e il piacere di
veleggiare nell'immensità del mare.
L'Amministrazione Comunale e l'Azienda di Soggiorno e Turismo organizzano
manifestazioni culturali, folkloristiche e cinematografiche (concerti di musica
classica e leggera, rappresentazioni teatrali e balletti, proiezioni di films
con la presenza dei protagonisti, mostre di pitture e di artigianato, ecc.), per
allietare le serate dei visitatori.
Il villeggiante che ama viaggiare ed è desideroso di conoscere altri ambienti,
può inserirsi nelle gite collettive e visitare le suggestive grotte marine lungo
la costa meridionale di Vieste, le affascinanti isole di Tremiti, la grotta di
S. Michele a Monte Sant'Angelo o la tomba di Padre Pio a S. Giovanni Rotondo, le
grotte carsiche di Castellana o lo zoosafari di Fasano o muoversi con la
famiglia e gli amici per un pic-nic nella vicina Foresta Umbra.
"Non uno degli elementi che costituiscono il patrimonio turistico di una Regione
o di un paese manca al Gargano: il clima sanissimo, le immense distese dei
boschi, le bellezze naturali, i monti elevati e pittoreschi, le marine assolate
e salubri, i centri che offrono infinite ragioni di curiosità e di interesse per
il viaggiatore. Perciò un'escursione nel Gargano, lungo la costa e nell'interno,
costituisce uno di quei godimenti che soltanto pochi paesi privilegiati possono
dare" (G. Mariotti, Nostalgia di Puglia).
Durante i lavori di
sbancamento dei terreni e durante gli scavi per le fondazioni di nuovi edifici,
sia all'interno del paese che nelle immediate vicinanze, vale a dire su un
territorio più ampio di quello occupato dall'odierna Vieste, sono affiorate
testimonianze di abitazioni e, ultimamente, anche di uno stabilimento termale,
risalenti al periodo pre-romano.
Oggi si è orientatati ad identificare questa città sepolta con l'antica Uria
(sec. VI a.C.), ricordata da vari autori greci e latini, come Strabone, Dionisio
Libico, il Perigeta, Plinio, Tolomeo, Pomponio Mela. La maggiore testimonianza
viene data dalla scoperta del tempio della Venere Sosandra (avvenuta nel 1987)
in una grotta scavata sull'isolotto di S. Eufemia (su cui è ora ubicato il Faro)
e citato da Catullo nel Carme 36, sulle cui pareti sono state incise, da parte
di marinai, numerose dediche alla dea, in greco e in latino, databili tra il III
sec. a.C. e la tarda età romana.
Intorno a questa città vi erano altri insediamenti umani, come quello di
Apeneste (sec. II d.C.), ricordata da Tolomeo, e da ricercarsi, a sud di Vieste,
nella zona di S. Salvatore, sul cui territorio sono sparse centinaia di tombe a
cassette. A Nord-Ovest, invece, prospiciente il Piano Grande, vi erano le ville
romane di Merino e Fioravanti, realizzate senz'altro con le leggi romane "Sempronia"
e "Julia".
Questi centri erano dediti esclusivamenti alle attività agricole e alla
pastorizia e il commercio avveniva tramite i porti di Campi e di Porto Greco per
Apeneste e con quello di Scialmarino per le ville.
Nel Museo Civico, ubicato nel centro storico, sono conservati non solo reperti
di epoca preromana, fra cui alcuni frammenti di stele che riportano
un'iscrizione epigrafica con caratteri messapici, definita "il più illustre
documento linguistico dell'antica Daunia" (O.Parlangeli), ma anche materiali
fittili (vasi di forme e grandezze diverse, lacrimatoi, lucerne, olle
funerarie), corredi metallici di usi diversi (armi, pentole, spille, spirali) ed
àncore di pietre e di ferro.
Le sue
origini si perdono nella notte dei tempi. Fin dal Paleolitico l'uomo fu presente
su tutto il territorio, perchè‚ qui vi trovò l'habitat ideale: clima mite,
sorgenti di acqua potabile, terreno ferace con abbondanza di frutta e con
ricchezza di selvaggina stanziale e migratoria e, lungo la costa, innumerevoli
insenature con ricca varietà di pesci.
Le zone di maggiore frequentazione furono quelle di Vallecoppe, Campi, Costella,
Puntalunga, Macchione, Passo dell'Arciprete, Sfinalicchio e tantissime altre
ancora. L'uomo lavorò la selce, cosparsa su tutto il territorio, costruendovi
gli strumenti di lavoro, di caccia e di difesa.
L'impianto maggiore dell'industria dei manufatti litici è stato rinvenuto, pochi
anni or sono, a circa tre chilometri da Vieste, in contrada Defensola, con la
scoperta della miniera di selce, definita una delle più grandi d'Europa.
Nei pressi del Castello e sulla Punta di S. Francesco sono ancora visibili resti
di tombe dell'Età del Ferro, mentre il dolmen che vi era in contrada Molinella,
è andato irrimediabilmente distrutto, circa venti anni fa.
Il Gargano è tra le prime regioni d'Italia a conoscere ed accettare il messaggio di Cristo. La diffusione fu opera principalmente dei marinai che avevano relazioni commerciali con i paesi del Levante, ma anche dei primi evangelizzatori orientali che sbarcavano sulle coste pugliesi, ma solo a partire dal III secolo l'accettazione si fa più sensibile. I neofiti si riuniscono in luoghi appartati, in ipogei scavati nelle rocce, forse già utilizzati dagli uomini della preistoria, per istruirsi, pregare insieme e seppellirvi i loro congiunti. Questi luoghi, noti come necropoli paleocristiane, sono sparsi su tutto il territorio di Vieste, specie dove vi era un insediamento umano notevole. Le più note sono quelle di S. Nicola, nella zona Pantanello; della Salata e Salatella sulla punta rocciosa terminante con la spiaggia di Scialmarino; di Caprarezza, sulla collina nei pressi del Santuario di S. Maria di Merino; di Grotta Spagnola, ad una decina di chilometri a sud di Vieste; di S. Tecla nella zona omonima sulla litoranea Vieste-Mattinata e di Menelite in contrada Vignanotica; mentre quelle di S. Giacomo e di S. Lorenzo, nelle immediate vicinanze del paese, sono andate distrutte dai cavamonti. In tutte le necropoli si notano tombe terragne, sparse senza un ordine prestabilito, e tombe parietali, alcune delle quali inserite in arcosoli.
Durante la
dominazione bizantina Vieste godette le attenzioni e i benefici del governo di
Costantinopoli. In questo periodo fu amministrata dal turmarca, che si avvaleva
della collaborazione dei notai, dei giudici, dei "boni homines" e del vescovo.
Veniva scelto fra gli aristocratici locali e provvedeva alla difesa della città,
all'amministrazione della giustizia, a regolare il commercio e a tutelare i
diritti di proprietà e le esigenze della vita sociale.
Nella seconda metà dell'anno Mille diventò Signore di Vieste Roberto Drengot,
nipote di Rainulfo, il primo normanno che scese in Puglia. In questo periodo
furono costruiti nella parte alta della città il Castello e la cattedrale.
Per la sua posizione strategica, che da sempre costituì la testa di ponte col
vicino oriente e meta obbligata per chi dal mare traeva risorse di vita, diventò
anche un importante centro di difesa del Gargano.
Orseolo II, doge di Venezia, vi approdò nel 1002, quando accorse con 100 navi in
aiuto di Bari assediata dai Saraceni. Il papa Alessandro III vi soggiornò per un
mese prima di imbarcarsi alla volta di Venezia per firmare la pace con Federico
Barbarossa (1177).
L'imperatore Federico II ebbe sempre a cuore e la colmò di benefici. Si vuole
che nel 1242, dopo la terribile incursione operata dai Veneziani, alleati del
Papa nella lotta contro il "Puer Apuliae", si portò personalmente in Vieste e,
considerato i danni subiti, fece immediatamente restaurare la Cattedrale e il
Castello e rinforzare le mura della città.
Qui venne anche catturato, per conto di Bonifacio VIII e Carlo II d'Angiò,
Celestino V, dopo la rinuncia al papato, fuggiasco verso l'Illiria (1294).
Sempre soggetta alle incursioni piratesche, sono rimasti tristemente famosi gli
eccidi operati dai Saraceni di Acmet Paschà (1480) e di Draguth Rais (1554), con
gravi danni alla città e deportazione di innumerevoli abitanti.
Alessandro III arrivò
a Vieste il 7 febbraio 1177, dopo esser passato per Benevento, Troia, Siponto e
Monte S. Angelo, dove si presentò pellegrino nella Sacra Grotta di S. Michele.
Era diretto a Venezia per firmare la pace, che poi sarà detta di Costanza, e
porre fine alla lunga guerra fra l'Imperatore Federico Barbarossa, la Lega dei
Comuni e il Papato. Questo itinerario gli fu suggerito dal re di Sicilia,
Guglielmo II il Buono, per evitargli qualche triste imboscata. Il Papa era
accompagnato da numerosi cardinali, vescovi, abati, segretari, notari apostolici
e dagli ambasciatori del re di Sicilia, Romualdo, arcivescovo di Salerno e
Ruggero, conte di Trani. Secondo lo storico Pandolfo Collenucci, lo stesso
Guglielmo II gli andò incontro con tutta la sua baronia e lo accompagnò "insino
a Viesti, città di Monte S. Angelo, con molti cavalli bianchi, i quali donò al
Papa per suo uso e gli armò 13 galee ornatissime".
L'ingresso fu trionfale: ad accoglierlo vi era il vescovo di Vieste, Simone, e
una folla osannante. Solo il tempo fu inclemente e il mare che si rese
impraticabile e burascoso per un intero mese, costringendo così Alessandro III
ad una permanenza forzata. In tutto questo periodo egli non trascurò di
amministrare la Chiesa e datò da qui ben 14 importantissimi documenti, alcuni
dei quali interessanti la nostra provincia.
Salpò alla volta di Venezia il 9 marzo, dopo aver ricevuto le Sacre Ceneri dal
vescovo Simone. La fortuna, ancora una volta non arrise agli illustri
personaggi, perché, appena al largo furono sorpresi da un improvviso fortunale.
Dieci galee riuscirono ad approdare presso la Pelagosa, mentre le due che
trasportavano i cavalli del seguito ed un'altra galea, furono costrette a
ritornare a Vieste.
Il Collegio dei
Cardinali, dopo una vacanza di oltre due anni della Sede Pontificia, il 5 luglio
1294 elesse Papa l'eremita Pietro del Morrone. Questi era un monaco benedettino,
che viveva fra i monti del Molise dedito alla vita contemplativa e alla
preghiera ed era ritenuto dal popolo come santo. Accettò la nomina solo per
obbedienza, ma con estrema riluttanza e si fece incoronare a L'Aquila con il
nome di Celestino V.
Non aduso alla vita politica e al governo temporale della Chiesa ed anche per
evitare di essere circuito da Carlo II d'Angiò e dagli stessi cardinali per loro
interessi personali e ai danni della Chiesa, dopo aver fatto approvare dal
Concistoro la bolla che prevedeva l'abdicazione di un Papa per gravi motivi, il
13 dicembre dello stesso anno si dimise. Per questo motivo Dante lo avrebbe
accusato come "colui che per viltade fece il gran rifiuto" (Inferno,
Canto III, 59-60), ma non tutti gli storici sono di questo parere. Celestino V
voleva solo e per sempre ritornare alla solitudine dei monti della Maiella e
continuare la vita di anacoreta.
Il nuovo Papa, Bonifacio VIII, però, per timore di uno scisma, lo costrinse a
vivere con lui nei palazzi pontifici o in luoghi da lui sorvegliati. Il Santo
eremita tentò allora la fuga e cercò di rifugiarsi fra i monti della Yugoslavia
(o della Grecia), dopo aver trattato il trasbordo con un marinaio di Rodi
Garganico.
Si narra che ogni qualvolta si apprestava, insieme ad altri due confratelli a
partire, il mare diventava agitato, costringendo i fuggiaschi a rientrare in
porto. Nell'ultimo tentativo, dopo essersi allontanato per circa 15 miglia, il
natante, sorpreso da una improvvisa mareggiata, fu sospinto sulla costa di
Vieste. I marinai, impressionati da questo continuo mutar del tempo, lo
abbandonarono probabilmente sulla spiaggia di Scialmarino. Pietro Celestino
(come successivamente venne chiamato il Papa dimissionario) forse fu ospite per
nove giorni presso la grancia benedettina di Càlema. Qui venne a prelevarlo, in
nome di Bonifacio VIII e di Carlo II d'Angiò, il governatore di Vieste. Fu
condotto in Vieste su un umile asinello, preceduto dalle grida festose dei
ragazzi e accolto dal vescovo Angelo fra le entusiastiche acclamazioni della
popolazione. Fu trattenuto con riguardo, venerazione e onore e, si vuole che
durante il suo soggiorno, operò diversi miracoli.
Il 16 maggio vennero in Vieste Rodolfo, patriarca di Gerusalemme, Ludovico d'Alvernia,
priore della Santa Milizia, Guglielmo di Villareto, priore di Provenza, il
contestabile del Regno Guglielmo d'Estendard, il cavaliere Pietro da Cremona ed
altri prelati e nobili signori che lo accompagnarono ad Anagni, dopo esser
passati per Monte S. Angelo, Foggia, Benevento e Capua. Morì nel Castel Fumone,
presso Ferentino, il 19 maggio 1296.
E' uno dei vescovi
più famosi che abbia avuto la Diocesi di Vieste. Bolognese di nascita,
riformista cattolico convinto e canonista insigne, partecipò attivamente al
Concilio di Trento come Uditore della Camera Apostolica e ricoprì incarichi di
prestigio in diverse Commissioni, dando notevoli contributi di idee ed opere.
Fu consacrato vescovo di Vieste il 20 luglio 1558 dal papa Paolo IV e sostituì
Giulio Panesio, innalzato alla dignità arcivescovile di Sorrento.
Ebbe a governare la Diocesi per due anni, in momenti molto difficili: la città,
infatti, ancora non si riprendeva dal terribile sacco del famigerato Draguth e
la Chiesa di Roma era minacciata dalla Riforma luterano, mentre l'Europa viveva
fra aspre turbolenze civili e politiche.
Provvide con munificenza a dotare la Cattedrale di arredi molto pregiati, di
vasi sacri, di paramenti preziosi, quadri, anche se, a quanto pare, non venne
mai sul Gargano.
Il papa Pio IV, con bolla del 12 marzo 1562, gli offrì il cappello cardinalizio
e, al termine del Concilio, lo volle a Roma, nominandolo Assistente di Cappella
ed assegnandolo come compagno di S. Carlo Borromeo.
Pur ricoprendo tali prestigiosi incarichi sottoscrisse, fino al 1566, tutti gli
atti con "Ego Ugo Boncompagnus, Episcopus Vestanus".
Il 13 maggio 1572 salì al trono pontificio col nome di Gregorio XIII e fu fra i
più saggi della storia della Chiesa. Mise in atto tutte le direttive del
Concilio di Trento, riformò il calendario giuliano, bandì il giubileo dell'Anno
Santo del 1575 e diede largo impulso alla cultura, favorendo la fondazione di
scuole e collegi.
Né da Papa dimenticò la sua Diocesi di Vieste: la fece riportare nelle Carte
Geografiche affrescate nelle Sale Vaticane e concesse all'altare della Cappella
di S. Michele della Cattedrale il grande privilegio dell'acquisto delle
indulgenze plenarie per l'anima dei defunti durante la Messa di suffragio
celebrata da un sacerdote locale.
Come tutte le città
d'Italia, anche Vieste ha dato il suo contributo di pensiero e di sangue durante
il periodo del Risorgimento. Fin dagli inizi del XIX secolo molti professionisti
viestani hanno accettato e diffuso l'idea sull'unità italiana, propugnata in
tutto il Regno di Napoli dal re Gioacchino Murat e, successivamente, da Giuseppe
Mazzini. Ma il ritorno a Napoli di Ferdinando IV ha determinato la condanna a
morte o al carcere duro per molti sostenitori dell'unità nazionale e ha
costretto altri eminenti personaggi a fuggire dal Regno. Altri, invece, si sono
eclissati ed hanno continuato, tramite società segrete, l'opera di propaganda di
italianità. Anche il gruppo dei liberali viestani non si è arreso e ha
costituito una vendita della Carboneria.
Primo Gran Maestro è stato Emanuele Abruzzini, un legale definito nei rapporti
della polizia come "antico ed effervescente settario", collaborato da un buon
numero di dignitari. A parteciparvi non erano soltanto i professionisti e gli
studenti che periodicamente portavano da Napoli gli entusiasmi dei cospiratori,
anche operai e contadini attratti dal miraggio della spartizione dei terreni
demaniali.
Questa vendita, scelta dai carbonari di tutta la Provincia di Capitanata, aveva
anche l'ingrato compito di sopprimere i traditori e di gettarli a mare chiusi in
un sacco.
In opposizione alla Carboneria è sorta anche la Società dei Calderali del
Contrappeso, voluta e diffusa da Antonio Capece Minutolo, ministro della
Polizia, che, servendosi di elementi facinorosi, aveva il compito di spargere in
Vieste notizie allarmanti e provocare la reazione dei Carbonari.
Durante i moti sollevatisi in tutto il Regno per richiedere la Costituzione,
anche Vieste è insorta e ha subito le crudeli repressioni dello Stato. Nel 1848
ben 72 cittadini sono stati perseguitati e condannati per alcuni anni a duro
carcere come sovversivi o per i discorsi oltraggiosi rivolti alla Sacra Maestà
del Re.
Nel 1861, circa 10 mesi dopo il positivo Plebiscito per l'annessione del Regno
di Napoli a quello di Piemonte, il 27 luglio una sedizione provocata dai
filoborbonici, è sfociata nel sangue e ben otto cittadini sono stati
barbaramente trucidati.
In treno: Per chi volesse raggiungere Vieste in treno è
necessario arrivare sino a Foggia o San Severo, quindi proseguire attraverso il
servizio autobus fornito dalle Ferrovie del Gargano o dalla Sita.
Oppure attraverso il servizio elicottero fornito da: http://www.alidaunia.it (899.32.52.92 ). Consultare per magg. info: www.ferroviedellostato.it, . Ferrovie del Gargano: sede Foggia tel. 0881.587211 fax 0881.587194. Sede S. Severo: tel. 0882.228911 fax 0882.225307. Sede Bari: tel. e fax: 080.5207311
Vieste è una delle mete turistiche più richieste del Gargano.
Residence Maresol di Ennio Basilone
V. Marchionna,
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